Intervento del Dott. Matteo Biancofiore - Presidente della Confcommercio Puglia

Di seguito si presenta la sintesi dell’intervento. Per leggere l’intero documento clicca qui

* Sintesi realizzata dall’organizzazione dell’evento

1. Impresa e territorio

Dal dibattito è emerso che la vita delle imprese del commercio al dettaglio è legata in modo indissolubile al contesto in cui esse operano, ed è questo un contesto in cui l’imprenditore può agire solo in minima parte, perché lo spazio in cui egli opera viene regolato da fattori esterni all’impresa, che interessano soprattutto la qualità urbana, l’accessibilità e la sicurezza del territorio.

Le politiche quindi di infrastrutturazione del territorio, così come quelle di funzionalizzazione, rappresentano le politiche attraverso le quali il contesto territoriale può diventare fattore di sviluppo dell’impresa commerciale.

Le  città sono state considerate per anni “banali serbatoi residenziali” (Allegato al DPEF 2009-2013), dimenticando che nelle aree urbane si concentrava oltre il 65% dei consumi ed il 70% delle attività del terziario. È cambiata nel contempo la distribuzione delle attività produttive e la contestuale incidenza nella costruzione del Prodotto Interno Lordo, portando la componente di valore aggiunto prodotta dal terziario al superamento del 68% di quota.

Pertanto, una buona organizzazione delle aree urbane rese efficienti nella loro offerta territoriale di servizi diventa conditio sine qua non dello sviluppo complessivo.

Le città, dunque, possono diventare, se adeguatamente infrastrutturate, le tessere chiave della crescita economica del Paese” (Allegato al DPEF 2009-2013) e l’humus entro cui facilitare la crescita e lo sviluppo delle imprese dei servizi.

Le attività del terziario sono infatti legate all’efficienza della mobilità e dei sistemi logistici all’interno dell’ambiente urbano in un rapporto simbiotico al punto tale che le politiche pubbliche in questi temi ne determinano la stessa esistenza. Basti pensare all’importanza che il sistema dei parcheggi, piuttosto che il tema della pedonalizzazione o semplicemente la deviazione dei flussi di traffico o il mutare delle condizioni di accessibilità a causa di lavori pubblici hanno sulla redditività delle imprese presenti nel territorio interessato.

La simbiosi si è accentuata man mano che  la capacità di mobilità delle persone ha disancorato i consumi dal territorio stesso ed innescato una nuova competizione che non è più solo tra imprese, ma soprattutto tra sistemi territoriali di offerta di servizi distributivi per cui la scelta del consumatore viene determinata in modo preponderante dai servizi territoriali presenti in termini di accessibilità, sicurezza, integrazione con servizi  per il tempo libero, più semplicemente tradotti in vivibilità del territorio.

Il Piano d’azione sulla mobilità urbana (Comunicazione 490 del 2009 della Commissione Europea) considera che “nel 2007, il 72% della popolazione europea viveva in aree urbane - che sono la chiave della crescita e dell’occupazione - e che circa l’85% del PIL dell’UE viene generato nelle città“, sostenendo come sia “fondamentale optare per un approccio integrato” che prenda in considerazione da una parte tutte quelle politiche che hanno un impatto sulla mobilità urbana e dall’altra affronti, attraverso i vari strumenti di pianificazione territoriale, le questioni sociali che comprendono la necessità di rispondere a problemi sanitari e tendenze demografiche, favorire la coesione economica e sociale e prendere in considerazione le esigenze delle persone a mobilità ridotta, delle famiglie e dei bambini.

Ci sembra indispensabile che per il governo della trasformazione della città le amministrazioni si dotino  di strumenti di partecipazione utili al confronto e al coinvolgimento dei diversi attori (istituzioni, portatori di interessi, associazioni, ecc) del territorio che nel rispetto del proprio ruolo contribuiscano alla valutazione del ruolo che il commercio deve svolgere nella città.  La seconda funzione della partecipazione, non meno importante della prima, è quella  di proporre, di informare e studiare le iniziative, i progetti e le politiche comunali che influiscono sulla rete commerciale della città.

I progetti di valorizzazione commerciale dei centri storici e delle aree urbane a forte vocazione commerciale, che erano state individuati come strumenti indispensabili per sostenere il piccolo e medio commercio presente nei centri cittadini, non hanno però fin qui visto alcuna realizzazione probabilmente determinata dalla mancanza di definizione di alcuni aspetti. Ciò riteniamo sia avvenuto, oltre che per l’assenza di risorse finanziarie dedicate per il mancato coordinamento della legge di settore, con le norme urbanistiche e la programmazione dei lavori pubblici e per la mancanza di una soggettività giuridica riconosciuta degli stessi.

Innanzitutto i  DUC (Distretti Urbani del Commercio) dovrebbero assumere la forma di strutture operative formalmente riconosciute dall’Ente pubblico locale -  sulla base di criteri e requisiti dettati dal redigendo regolamento (art.16 comma 1 bis) - per poter affidare la realizzazione delle politiche territoriali, definite i processi partecipativi di cui abbiamo già parlato.

Per rendere coerente il disegno legislativo dei Distretti Urbani del Commercio occorre quindi:

  • Definire una legge per il partenariato che determini l’obbligo per i comuni singoli o associati dell’istituzione degli organi partecipativi;
  • Redigere il regolamento per i Distretti Urbani del Commercio in cui:
  • o Si definisce l’assetto pubblico / privato
  • o Si fissa il principio della gestione ai privati ed il controllo al pubblico;
  • Modificare l’articolo 16 della legge per dare titolarità di azione alle associazioni di categoria per la proposta dei DUC;
  • Introdurre legislativamente l’obbligo di destinazione di risorse per i DUC attraverso la tassazione di scopo o la destinazione di tasse locali;
  • Definire legislativamente uno strumento che permetta la semplificazione amministrativa, coordinando le norme di settore con le norme urbanistiche e la programmazione dei lavori pubblici per i progetti DUC (tipo legge obiettivo);

2. Mercato e competitività

 

Lo stato di difficoltà che registriamo nel settore del commercio al dettaglio, la crisi dei consumi, la difficoltà dei redditi delle famiglie hanno oramai determinato un punto di rottura nel settore le cui ricadute non riescono più ad essere assorbite in modo “indolore” dal sistema delle imprese.

In questo scenario è necessario sviluppare un’azione duplice con politiche che diano il massimo grado di certezza possibile alle imprese, in un mercato instabile per la ridefinizione dei consumi e degli stili di vita dei consumatori modificati radicalmente dalla crisi in atto, per permettere alle aziende di stabilizzarsi sul mercato e, contemporaneamente, politiche di sostegno all’innovazione.

Partendo quindi dall’analisi del mercato pugliese sia in termini di ristrutturazione della rete distributiva che in termini di consumi, si ritiene necessario:

  • mantenere l’impianto normativo moratorio per l’insediamento di grandi strutture di vendita.
  • mantenere la potestà programmatoria ricercando nuove metodologie compatibili con la direttiva servizi (Bolkestein).

Il cambiamento introdotto ci sembra di enorme portata,  infatti si pone al centro della programmazione  il rapporto tra gli insediamenti commerciali ed il territorio, sia per l’uso che questi stessi determinano del territorio stesso, sia per la funzione di qualificazione del tessuto urbano che le attività commerciali  svolgono con la loro presenza.

È necessario, quindi, individuare:

  • ambiti sovracomunali di programmazione territoriale per i comuni limitrofi;

Come precedentemente accennato, il ruolo economico delle città e la necessità della riqualificazione di questa funzione per lo sviluppo complessivo del territorio, parte dalla efficienza della mobilità urbana che, in strutture date quali appunto le città, si può ottenere solo attraverso politiche di riduzione degli spostamenti e razionalizzazione degli stessi ed in questo il ruolo del commercio.

  • nella programmazione è necessario individuare condizioni di vantaggio per l’insediamento nel tessuto urbano di medie strutture e mercati.

Sempre per dare maggiore certezza agli operatori ma soprattutto per offrire garanzie ai consumatori e necessario riordinare il sistema delle vendite promozionali nel senso di  maggiori garanzie al consumatore  e normare alcuni fenomeni distributivi quali gli outlet che confondono il consumatore  avendo modificato nel tempo la funzione originaria per cui sono riconosciuti.

Il termine outlet (traducibile in italiano come ”Spaccio Aziendale”) è di origine anglosassone e sta ad identificare una particolare tipologia commerciale che solo recentemente si è affermata in Italia; la traduzione letterale in italiano di questo termine è ”uscita, sbocco, punto di vendita”.

Recentemente l’outlet è diventato a pieno titolo un canale distributivo alternativo agli altri . Questo deve farci riflettere sulla necessità di sottoporre quanto meno a verifica la specificità di tale canale distributivo per riportarlo nell’alveo della leale concorrenza e della giusta informazione al consumatore come rilevato anche dal mondo della produzione.

Riteniamo quindi che si debba procedere:

  • modifica del regolamento delle vendite promozionali
  • produrre una legge di regolamentazione della formula outlet

Di pari passo, si è ritenuto necessario individuare le politiche di sostegno allo sviluppo del sistema distributivo, incidenti sui punti di debolezza caratteristici delle aziende per accompagnarle su un percorso di sviluppo e innovazione.

La dimensione aziendale e l’isolamento sono i due fattori critici su cui si devono avviare politiche di innovazione che possano offrire una chance di sviluppo alle aziende.

Su queste tematiche riteniamo che sia necessario tra gli altri, individuare strumenti e politiche di integrazione di filiera e funzionali; strumenti per la capitalizzazione e l’accesso al credito; strumenti innovativi della conoscenza e del raggiungimento dei mercati, in modo più rispondente alle esigenze dei consumatori

In questo scenario riteniamo che debbano essere rivisitate anche le politiche formative per dare gli strumenti cognitivi a chi entra nel mercato più consoni alle responsabilità che l’impresa assume nei confronti dei soggetti sociali con cui  interagisce quali i consumatori, i lavoratori, il territorio e l’ambiente.

3. Le politiche sociali

Le politiche sociali sono secondo noi un altro elemento complementare che deve essere tenuto in debita considerazione se si vuole garantire centralità al nostro sistema economico. L’importanza dei servizi per l’infanzia e la pianificazione dei tempi delle città, per esempio, sono elementi fondamentali in un comparto che registra, sia tra gli imprenditori che tra gli addetti, una grande presenza femminile di occupati. Così come un altro fattore di contesto che può determinare lo sviluppo sul territorio del commercio è il sistema dei servizi pubblici e privati a supporto del sistema di impresa. I temi della semplificazione amministrativa, dell’assistenza tecnica, dell’informazione e della formazione non sono estranei a questo percorso: Pertanto, individuare strumenti ad hoc, idonei al nostro sistema parcellizzato di imprese, potrebbe rappresentare la molla a disposizione delle aziende per il salto di qualità da tutti auspicato.

Mi auguro che le proposte qui da me enunciate possano essere un utile e ascoltato stimolo per l’azione amministrativa che si andrà a svolgere nei prossimi anni. Da parte nostra, come organizzazione, saremo sempre pronti al confronto ed alla collaborazione al di la degli schieramenti, nell’interesse delle migliaia di imprese che come Confcommercio rappresentiamo. 

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