Il lavoro sommerso in Puglia e nel settore del commercio

I dati stimati dall’Istat, pur se riferiti al 2005, calcolano che il fenomeno del lavoro irregolare in Puglia interessa ben 213 mila persone, pari al 16,4% del totale delle unità lavorative presenti in regione. Si evidenzia una situazione in cui l’irregolarità è ampiamente diffusa nel tessuto produttivo, in particolare nel settore agricolo, dell’edilizia e dei servizi.
Un dato medio superiore rispetto alla media italiana, che si attesta sul 12%, ma al contempo inferiore rispetto al resto del Mezzogiorno, in cui mediamente il lavoro sommerso incide per il 20%. Le distanze rispetto alle regioni più virtuose e “regolari”, ovvero Lombardia ed Emilia Romagna, per le quali si stima che l’incidenza del lavoro sommerso sia pari all’8% del totale, sono ancora rilevanti, ma la situazione è andata progressivamente migliorando.
Dal 2001 al 2005, in Puglia si è registrata una riduzione del fenomeno dell’irregolarità lavorativa pari al 15%, grazie principalmente alla sanatoria di legge che, tra il 2002 e il 2003, ha consentito a molti immigrati di regolarizzare la propria presenza e la propria condizione lavorativa in Italia. Il lavoro sommerso risulta quindi fortemente ridimensionato in Puglia, con un tasso di riduzione superiore sia al dato nazionale (-10%), sia, soprattutto, a quello relativo al Mezzogiorno (-7%).
Come già sottolineato, in Puglia il lavoro sommerso colpisce soprattutto i settori agricolo (con un’incidenza del 22%), dei servizi (17%) e dell’edilizia (16%). Nell’ambito dei servizi, il lavoro nero ha tassi di diffusione leggermente superiori in Puglia rispetto al resto del Paese (14%). Non sono invece a disposizione dati regionali sulla diffusione dell’irregolarità lavorativa nel settore del commercio. Per conoscere il fenomeno, è necessario riferirsi ai dati nazionali.
In Italia, il lavoro nero nel settore del commercio rappresenta il 19% del totale delle unità lavorative; solo l’agricoltura presenta una situazione più difficile, con il suo 22% di lavoratori in nero.
Nell’ambito dei servizi, la diffusione del lavoro nero è piuttosto omogenea dal punto di vista geografico: a livello regionale le differenze si riducono ampiamente, soprattutto se confrontate con gli altri settori, tanto da rendere il fenomeno mediamente diffuso su tutto il territorio nazionale. Per questo motivo, è verosimile ritenere che l’incidenza del 19% di unità lavorative in nero nel settore del commercio sia applicabile anche alla Puglia, rappresentando solo parzialmente una stima per difetto.
Come già accennato, gli ultimi dati sono relativi al 2005, e quindi non possono valutare l’impatto della legge regionale di contrasto al lavoro non regolare varata dalla Regione Puglia a novembre 2006, legge grazie alla quale la Regione Puglia ha vinto il primo premio nella categoria “Enployment” agli European Regional Champions Award, concorso organizzato dal Comitato delle Regioni dell’Unione Europea per le migliori pratiche amministrative nei 27 paesi.
Il primo punto importante della legge riguarda il fatto che per poter accedere ai fondi regionali, nazionali e comunitari, le imprese dovranno dimostrare che rispettano le leggi, i contratti nazionali e gli indici di congruità (che indicano un equo rapporto tra i beni prodotti e il numero di lavoratori impiegati). Inoltre, l’assunzione di un dipendente dovrà inoltre essere comunicata sin dal primo giorno di lavoro, onde evitare le regolarizzazioni “post mortem”. Infine, sono state stanziate risorse per gli incentivi all’emersione ma anche per alloggi e trasporti, soprattutto nel settore dell’agricoltura.
Tutto questo dovrebbe aver lenito almeno in parte una situazione difficile, in cui il rispetto dei diritti dei lavoratori e della sicurezza sul luogo di lavoro è sistematicamente disatteso.
Infine, un accenno ad un’altra forma di lavoro non regolare: il “lavoro grigio”. In generale, per “lavoro grigio” ci si riferisce a quelle irregolarità parziali che riguardano lavoratori, dipendenti ed indipendenti, le cui attività sono sotto-dichiarate rispetto alla realtà. Si tratta di una forma di lavoro molto presente in Puglia, e che si sta particolarmente diffondendo durante questa crisi economica
Ad esempio, in Puglia, negli ultimi cinque anni è in crescita il fenomeno dei lavoratori che percepiscono retribuzioni inferiori fino anche al 30% di quelle segnate sulla busta paga. Si tratta di situazioni presenti in numerosi settori: commercio, servizi, agricoltura ed edilizia.
In provincia di Foggia, ad esempio, sulla base delle segnalazioni pervenute alla CGIL, si stima che il fenomeno interessi almeno il 25% degli occupati, e la fascia di lavoratori più esposta a questa situazione è composta di donne tra i 20 ed i 30 anni.
A conferma di ciò, un’indagine condotta dall’Isfol sulla partecipazione femminile al lavoro irregolare nell’area metropolitana di Bari dimostra che il 40% delle donne lavoratrici irregolari ha sì un contratto di lavoro, ma non è rispettato, con l’irregolarità che riguarda prevalentemente la busta paga inferiore rispetto a quello ufficiale, o l’orario pattuito.
In questo quadro generale quindi la donna appare particolarmente discriminata, per il fatto che, nonostante il proprio grado di istruzione, nonostante diplomi, lauree o master, non riesca spesso a sfuggire al lavoro sommerso che si declina in impieghi femminili tradizionali, poco qualificati e sottopagati.
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