Il modello di “urbanismo commerciale” in Francia
In diverse Regioni italiane, ma soprattutto nella realtà pugliese, le riflessioni inerenti la valorizzazione del commercio di prossimità e la compattazione delle funzioni delle città, sono ritornate ad essere un tema in auge. Affrontiamo perciò un percorso di confronto con altre esperienze internazionali, così come presentato all’interno del Convegno realizzato lo scorso 26 gennaio, in particolare con l’esperienza della Francia.
Il confronto con la Francia e il suo modello di urbanismo commerciale (piani di sviluppo commerciale nell’ambito dei piani di urbanistica generali delle città)
In passato è stato favorito lo sviluppo di ampie zone commerciali nelle aree periurbane, fenomeno che è coinciso con l’abbandono delle attività commerciali nei centri città e di conseguenza ha modificato la vitalità nei centri urbani.
Tuttavia, in relazione a questo tipo di sviluppo, la Francia si è domandata come ritornare ad un modello di commercio e di urbanismo con una dimensione umana.
In base a queste premesse, la Francia ha iniziato dal 2007 un processo di riforma della normativa di urbanistica commerciale. Le forme della distribuzione non hanno cessato di modificarsi negli ultimi decenni; la Francia ha infatti assistito ad una profonda evoluzione del sistema del commercio nel suo complesso: gli attori, i formati e i luoghi sono cambiati e, di conseguenza, è cambiato il modo in cui le amministrazioni pubbliche hanno affrontato questo processo. Le strutture commerciali che sono state realizzate hanno tutte caratteristiche comuni: grandi dimensioni, bacini d’utenza costituiti da vasti ambiti territoriali che hanno superato i confini comunali, provinciali e anche regionali.
In precedenza per la programmazione commerciale si utilizzava la Legge Royer (1973), e poi la Legge Raffarin (1996), che hanno “permesso” lo sviluppo di grandi strutture commerciali nelle periferie delle città.
La normativa in materia di urbanistica commerciale prima del 2007: Legge Royer (1973)
Il concetto di urbanistica commerciale si sviluppa in Francia dal 1973 con l’approvazione della Legge 73-1193 sull’orientamento del commercio e dell’artigianato, Legge Royer. Questa Legge è stata introdotta con l’obiettivo di risolvere le problematiche legate all’aumento di nuove forme commerciali di grandi dimensioni che influivano sul commercio tradizionale.
Con questa Legge, la Francia decide di tener separata la disciplina che regola il rilascio delle autorizzazioni commerciali all’apertura di un punto di vendita da quella del rilascio della concessione edilizia per gli insediamenti commerciali. L’autonomia del procedimento delle autorizzazioni commerciali, viene assicurata dalle Commissioni locali (Cduc, Commissions Départementales d’Urbanisme Commercial). E così che per l’apertura di esercizi commerciali che superino una determinata superficie di vendita (più di 1.000 mq per i comuni fino a 40.000 abitanti e 1.500 mq per i comuni con più di 40.000 abitanti), le sudette Commissioni avevano il potere decisionale. L’elemento più interessante di questa Legge era l’ampio margine di discrezionalità che era stato dato a queste commissioni, nonostante ci fossero dei principi generali da rispettare come l’ incoraggiamento all’espansione di tutte le forme di impresa e il principio che tutti gli insediamenti dovrebbero adattarsi alle esigenze della gestione del territorio. Di conseguenza dal 1974 al 1992 sono state autorizzate 16 milioni di mq. di superficie di medie e grandi strutture di vendita.
Per minimizzare le problematiche legate alla moralità nel processo decisionale che portava al rilascio delle autorizzazioni vengono introdotte diverse modifiche sulle composizioni delle commissioni e vengono inoltre elaborati dei documenti, non previsti dalla legge chiamati “Chartes d’urbanisme commercial” che erano il risultato di intese volontarie raggiunte al livello locale dai principali stakeholders interessati allo sviluppo del commercio sul territorio.
La normativa in materia di urbanistica commerciale prima del 2007: Legge Raffarin (1996)
In seguito la Legge Raffarin modifica in modo restrittivo alcuni punti della preesistente normativa. Ad esempio la soglia di superficie di vendita oltre la quale un esercizio commerciale necessita di un’autorizzazione è abbassata a 300 mq e viene introdotto l’obbligo di un’inchiesta pubblica per gli insediamenti commerciali con più di 6.000 mq di superficie di vendita. La novità di maggiore interesse di questa legge è l’attribuzione agli Osservatori Dipartimentali di elaborare le Schémas de developpement commerciale (SDC che ripropongono con forza la questione della necessità di fissare delle linee strategiche e di orientamento per le politiche di sviluppo del commercio. Di conseguenza, questi documenti a differenza delle “Chartes” hanno un valore giuridico perché sono previsti dalla legge.
La riflessione sulla normativa e l’inizio della Riforma
In sostanza, la Francia, dopo aver fondato durante più di trenta anni il suo sistema di autorizzazione sulle Leggi Royer e Raffarin si è dovuta confrontare con uno sviluppo smisurato di zone periferiche delle città e la crisi del piccolo commercio. Inoltre il nuovo diritto europeo, ed in particolarmente la Direttiva dei Servizi (2006) ha portato i poteri pubblici francesi ad un’evoluzione della legislazione.
E’ così che nel 2008 viene introdotta la Legge di modernizzazione dell’economia, detta legge LME, adottata il 4 agosto 2008. Questa legge privilegia una gestione fondata su criteri di sostenibilità e di assetto urbanistico del territorio e ha come ambizione principale quella di “togliere le limitazioni che impediscono ad alcuni settori economici di svilupparsi e di creare impiego”.
In conformità a questa nuova normativa e di fronte alle problematiche che presenta il commercio urbano, il Ministero dell’economia, dell’industria e dell’impiego, attraverso la Segreteria di stato incaricata del commercio, inizia dal 2008 una riforma, che cerca di valorizzare lo sviluppo del commercio di prossimità.
Nel settembre 2008, Jean-Paul Charié, Parlamentare, è stato incaricato dal Primo Ministro, di preparare la riforma dell’urbanistica commerciale. La commissione guidata da Charié ha presentato nel mese di Marzo del 2009 un rapporto che propone spunti per permettere una migliore articolazione tra commercio e programmazione urbanistica.
I suoi principali punti e sfide :
- organizzare, ordinare, coordinare, ed equilibrare i territori, senza limitare le dinamiche economiche;
- favorire la reattività commerciale, l’innovazione, la competitività e la creazione di valori aggiunti;
- imporre norme di concorrenza e in materia di urbanistica per poi lasciare che le leggi del mercato facciano meglio che qualunque pianificazione economica;
- imporre la diversità tra le varie forme e dimensioni di commercio per preservare la concorrenza e l’economia di prossimità;
- ritornare alle gerarchie giuste tra gestione della città, assetto dei territori, protezione del suolo e capitalismo.
Il rapporto non è solo un documento che presenta una serie di analisi e proposizioni per migliorare l’urbanistica commerciale, ma si costituisce in un documento filosofico su come migliorare la vita delle persone e il loro intorno e come la crescita di un paese si basa su politiche che rispettino l’interesse generale e la trasversalità nelle politiche sull’urbanismo e le città.
Due concetti:
- - «Pas de cité réussie sans commerce» -” Nessuna città è valorizzata senza il commercio”
- - «Pas de vitalité sans intérêt générale» - «Nessuna vitalità senza rispetto dell’interesse generale»
Anticipando le modifiche legislative per una nuova normativa sull’urbanismo commerciale, il rapporto propone di concepire a livello nazionale programmi di azioni locali (PAL). Tali programmi semplificherebbero l’attuazione di queste modifiche da parte delle Comunità locali e permetteranno di raggiungere rapidamente alcuni obiettivi finalizzati al ” vivere meglio insieme” e che saranno auto - finanziati.
L’obiettivo è di sviluppare il commercio di prossimità nella misura in cui risponde all’interesse generale e sancisce l’importanza di rimettere il commercio di prossimità nel cuore delle città, permettere al commercio di adattarsi alle nuove tendenze e all’evoluzione dei comportamenti dei consumatori andando a creare, di conseguenza, un valore aggiunto.
Per un approfondimento si può leggere l’articolo “La Francia dice adieu, adieu alla programmazione vincolistica” da Mark up, dicembre 2009
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